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La mia intervista su Corriere AL: “Terme, sanità e enogastronomia sono gli asset su cui costruire il futuro di Acqui: per il 2027 alla città serve un progetto vincente”

  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min


di Ettore Grassano


A che punto è la vicenda Terme di Acqui? E, sul fronte sanità, che ne sarà dell’Ospedale Galliano, per il quale si parla di processo di integrazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Alessandria? Marco Protopapa, consigliere regionale della Lega dopo un’importante esperienza come assessore All’Agricoltura, è da sempre profondamente radicato nella realtà acquese, per cui è quasi inevitabile partire da lì: anche perché ad Acqui si voterà nel 2027, e non sono pochi coloro che sperano in un impegno diretto dell’esponente leghista, che già in passato fu consigliere comunale e capogruppo a Palazzo Levi.


Ma la chiacchierata con Protopapa spazia naturalmente su temi e aree più vaste: a partire dallo stato di salute dell’agricoltura piemontese, alle prese con sfide importanti, fino a mobilità e trasporti, altro ‘snodo’ critico essenziale, soprattutto per tante aree montane e collinari che sono alle prese con un progressivo ‘sgretolamento’ del territorio, che determina talora una viabilità ‘di emergenza’, e la necessità di una programmazione negli interventi strutturali.


Consigliere Protopapa, partiamo dalle Terme di Acqui, vicenda che lei ha seguito e segue da vicino: ci aggiorni sulla situazione, e sui possibili sviluppi. Terme per il territorio acquese significa anche ‘spinta’ economica, dal turismo all’enogastronomia: perché non si riesce a ‘fare squadra’, e ad attrarre investitori che colgano le enormi potenzialità di questo territorio?

Sulle Terme di Acqui negli ultimi mesi ho scelto una linea molto chiara: basta attese indefinite e basta ambiguità. Ho assunto un ruolo diretto nella gestione politica della vicenda perché era evidente che serviva un cambio di passo. Dopo aver sollecitato pubblicamente un’accelerazione, ho chiesto incontri formali con la Regione per avere un quadro aggiornato della situazione e del ruolo ancora in atto della stessa. Non mi sono limitato a seguire il dossier: sono stato attore della vicenda, con aggiornamenti puntuali, ho chiesto che venissero chiariti i tempi delle procedure e ho portato la questione in sede istituzionale fino a far partire modifiche sulle leggi esistenti, affinché Acqui non restasse ai margini delle priorità regionali con i miei ordini del giorno ed emendamenti come primo firmatario.

Negli ultimi sviluppi ho ribadito un principio semplice: le Terme non possono essere oggetto di operazioni temporanee, di gestione provvisoria o peggio ancora, incerte. Serve un progetto industriale vero, con investimenti sulla riqualificazione delle strutture, sul rilancio della parte sanitaria termale, su un’offerta wellness moderna e competitiva. Ho chiesto che qualsiasi percorso venga impostato su basi solide, con garanzie finanziarie e una visione pluriennale, consapevoli che l’attuale gestore delle acque termali è proprietario della quasi totalità delle strutture termali della città. Ho anche ritenuto doveroso informare costantemente il territorio sugli avanzamenti, perché la trasparenza è la prima condizione per ricostruire fiducia dopo anni difficili, anche se in una situazione complessa, le dinamiche non sono facili da spiegare e le soluzioni non sono sempre immediate se oggi la partita è entrata in una fase più concreta è perché abbiamo riportato il tema al centro del confronto politico regionale.

Le Terme non sono solo un bene storico: sono il baricentro dello sviluppo di Acqui e del suo hinterland. Turismo, commercio, ristorazione, vitivinicoltura e occupazione ruotano intorno a questa infrastruttura. E su questo non ho mai arretrato di un millimetro fino da quando ero consigliere comunale in precedenti legislature.

Ho detto con chiarezza anche in sede pubblica che il territorio deve presentarsi compatto. Gli investitori non guardano solo i numeri: guardano la stabilità istituzionale e la coesione politica.

Negli ultimi mesi mi sono fatto promotore di un confronto costante con categorie economiche, amministratori e operatori locali che devono affrontare questo periodo di difficoltà sapendo che c’è un importante interesse in atto per avere concretamente un rilancio del termalismo della città. Non possiamo permetterci divisioni o personalismi su un tema così strategico. Acqui deve dimostrare di avere una classe dirigente capace di lavorare insieme.

La mia posizione è stata lineare: le Terme non appartengono a una parte politica, ma il rilancio richiede una guida chiara e una regia forte. E questa regia oggi esiste grazie al lavoro coeso e trasversale che si sta facendo a più livelli istituzionali.


Parliamo di sanità: l’auspicato, e ormai secondo molti imminente, riconoscimento del primo IRCCS pubblico, tra Alessandria e Casale, significa anche ridisegnare e potenziare i servizi sanitari di territorio? Per l’ospedale di Acqui Terme in particolare, oggi presidio della rete Asl AL, si parla di integrazione con l’Azienza Ospedaliero Universitaria di Alessandria..

Il percorso verso il primo IRCCS pubblico del territorio, con il ruolo centrale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, è un passaggio storico che ho seguito con attenzione.

Quando si è iniziato a parlare di integrazione tra l’Ospedale Galliano e il sistema universitario alessandrino, l’ho intesa come un’opportunità e ho sostenuto chi ha voluto essere portavoce di un progetto condiviso e ho subito chiesto garanzie precise. Ho portato in Regione le preoccupazioni dei cittadini e degli operatori sanitari, chiarendo che integrazione non deve significare ridimensionamento pur tutti consapevoli che l’attuale situazione non garantiva un roseo futuro e che qualcosa doveva cambiare seppur nella grande difficoltà del sistema sanitario nazionale.

La linea che ho sostenuto è semplice: più specializzazione, più stabilità del personale, meno liste d’attesa. In un territorio collinare/ pre-appenninico come il nostro la sanità di prossimità è un presidio irrinunciabile.


Agricoltura, comparto economico essenziale per il Piemonte, di cui lei si occupa costantemente: di cosa hanno davvero bisogno, oggi, le nostre aziende per valorizzare le proprie eccellenze?


Una riflessione a parte la merita il comparto vino: Alessandria e Asti sono province a forte vocazione enologica, eppure oggi si lamenta da parte dei produttori una forte eccedenza nella produzione. Che succede sui mercati? La ‘guerra dei dazi’, più in generale, quanto sta realmente danneggiando l’economia piemontese? Nonostante le criticità internazionali, i dati finali del 2025 sembrano confortanti, soprattutto sul fronte export..


In questi mesi ho intensificato il confronto con il mondo agricolo, portando la mia disponibilità ed esperienza come assessore all’agricoltura della Regione Piemonte. Non mi stanco di incontrare i nostri viticoltori, che sono parte fondamentale del nostro territorio, della sua salvaguardia e cura. Le imprese sono strette tra costi crescenti, burocrazia e mercati instabili. Ho ribadito in Consiglio Regionale la necessità di politiche meno ideologiche e più pragmatiche, soprattutto a livello europeo.


Sul vino la questione delle eccedenze è seria. Ho incontrato produttori e consorzi che segnalano un rallentamento della domanda internazionale. Serve una strategia di promozione più aggressiva e una maggiore aggregazione tra imprese. Martedì 3 marzo ho incontrato l’intero comparto dei principali consorzi di tutela del territorio, valutando situazione attuale e programmazioni future. Il Piemonte non deve inseguire i volumi, ma consolidare il valore, perché negli ultimi anni il nostro patrimonio vitivinicola sta affrontando una inflessione del mercato che porta le nostre aziende a doversi confrontare quotidianamente con maggiori costi della manodopera e di aumenti delle materie prime a fronte di una riduzione di appeal mondiale rispetto al prodotto vino: le imprese si devono reinventare e diversificare e questo i nostri agricoltori lo sanno bene, ma la politica soprattutto europea deve essere a difesa del patrimonio che tutte le nostre produzioni rappresentano, perché sempre più l’enogastronomia deve essere parte integrante e volano per l’offerta turistica dei territori che devono però essere più preparati ad accogliere nuovi avventori sempre più stranieri.


Tante comunità collinari e montane, in tutto il Piemonte ma particolarmente anche nelle valli alessandrine, si devono confrontare con frane, smottamenti, strade e ponti che diventano impraticabili. Oltre a gestire le emergenze, come si può affrontare in maniera strutturale il tema del dissesto idrogeologico?

Ho seguito direttamente anche alcune criticità legate a frane e viabilità nelle aree collinari e montane rendendomi conto delle problematiche connesse alla gestione del ripristino delle zone colpite e a mia firma è un’azione di Consiglio rivolta alla richiesta di avviare le azioni per la pulizia e manutenzione degli alvei semplificando le attività burocratiche. Nel mio precedente mandato, dopo pochi mesi dal mio insediamento da assessore regionale, ho dovuto affrontare l’alluvione del 2019, alluvione che ha colpito anche la nostra provincia e pochi mesi fa ho rivisto il nostro areale colpito dalle esondazioni con la tragedia di Spigno Monferrato. Questa mia esperienza mi ha reso ancora più consapevole che non possiamo intervenire solo quando c’è l’emergenza. Serve pianificazione pluriennale, manutenzione costante e coordinamento e comunicazione tempestiva tra enti. E’ in corso una valutazione di future azioni per creare bandi regionali rivolti al sostegno di attività di manutenzione dei territori boschivi, delle regimazioni delle acque a partire dai fossati stradali e non solo in completo stato di abbandono.


Consigliere Protopapa, tra mille insidie e ostacoli il processo di ‘messa a terra’, ossia di applicazione concreta, dell’Autonomia differenziata sembra procedere. Una battaglia che la Lega ha portato sempre avanti con determinazione, anche quando ci credevano in pochi..

Ho sempre sostenuto l’Autonomia differenziata, grande impegno politico della Lega, come strumento di efficienza e responsabilizzazione. Oggi il percorso sta procedendo. Non è una battaglia identitaria, ma una riforma amministrativa che può rendere più rapide le decisioni e più aderenti ai territori le politiche pubbliche. E in Regione Piemonte dai canoni idrici arriveranno i primi risultati concreti dimostrando che il Piemonte in questo è stato lungimirante e sta avendo le competenze per gestire meglio alcune funzioni strategiche anche grazie al ruolo dedicato che riveste il collega Bussalino, con il quale collaboro costantemente e che ringrazio per il lavoro finora svolto.


Il 2027 sarà anno di grandi sfide elettorali: le politiche, ma anche in Piemonte tante amministrative importanti, da Torino ai capoluoghi di provincia. Da noi si voterà ad Alessandria, ma anche nella sua Acqui Terme: ne avete già discusso, in Lega e con gli alleati?

Il 2027 sarà un anno cruciale, con appuntamenti elettorali importanti anche sul nostro territorio. Il confronto nella coalizione è già avviato, ma è ovvio che per me la priorità resta il progetto per Acqui.

In questi anni ho dimostrato di esserci sempre: sulle Terme, sulla sanità, sull’agricoltura, sul tema della viabilità e sull’identità storica della città. Ho scelto di non sottrarmi mai alle responsabilità, anche quando le partite erano complesse.

Le decisioni future verranno prese insieme alla coalizione e ascoltando il territorio. Ma una cosa è per me fondamentale: Acqui ha bisogno di stabilità, visione e capacità di interlocuzione forte con la Regione. E chi oggi ha seguito in prima persona i dossier più delicati conosce bene le dinamiche e le soluzioni possibili e quanto importante è avere una squadra coesa e vincente rappresentata in tutti i ruoli.

Al momento opportuno questo sarà oggetto di un costruttivo confronto per costruire la migliore soluzione per la città.

 
 
 

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